Albizzate in epoca moderna
Come spesso accade soprattutto nelle realtà più piccole, la storia di questo periodo è filtrata attraverso le testimonianze raccolte dagli istituti religiosi che per finalità proprie, non sempre di carattere puramente storiografico, hanno permesso per lo meno di ricostruire il vissuto albizzatese che altrimenti sarebbe andato perduto.
Negli archivi del Museo diocesano di Milano si trova traccia della visita ad Albizzate del cardinale Pozzobonelli. La data è quella del 15 maggio 1750:
"Questa mattina a ore undici il Cardinale è venuto alla visita d'Albizzate, terra lontana da Gallarate tre miglia. Fu ricevuto, sotto lo sparo di una salva di mortari, ad un arco formato di tapezzerie dove sentì la recita di un'epigrama; poscia, baciato il crocifisso, andò sotto baldacchino, portato da sei scuolari con abito, alla chiesa dove premesse le solite cerimonie alla porta ed all'altare, pubblicatasi l'indulgenza, fece l'aspersione dei morti; indi, messosi in abito lungo in sagristia, celebrò la messa servito al libro con bugia dal parroco, ed al calice dal curato di Carono. Visitò in seguito il Santissimo, le reliquie, il Fonte, gli altari, tutta la ciesa e la sagristia; dippoi fece la dottrina cristiana tanto alle donne nella parrocchiale, come ai maschi nell'oratorio della Trinità. Il discorso è stato fatto dal visitatore. In Albizzate andava il cardinale Visconti a villeggiare, e vi si vede il palazzo ampliato da lui, che tra le altre cose, ha fatto innalzare una scuderia capace di trenta cavalli. Alle 18 ore si partì per Gallarate dove giunti si pransò".

Come eravamo: il feudo di Albizzate a metà del '700
Albizzate alla metà del '700 non era tanto diverso dai piccoli borghi che si incontravano dalle nostre parti. Contava sei cascine e 5 mulini, dei quali quattro appartenevano al Cardinale Visconti. Era diviso in due comuni ciascuno con il proprio console (uno della Marchesa Stampa, l'altro del Cardinale Visconti).
Non mancavano le osterie dove era possibile pernottare: anche queste divise nella proprietà fra i due consoli. Era un terriotiro molto fertile e l'agricoltura costituiva il principale sostentamento per le famiglie albizzatesi. I raccolti erano abbondanti, una parte, come si usava, era destinata al merchese e al cardinale. Il paese contava quattro chiese.
Quando ci riferiamo al feudo di ALbizzate bisogna tenere presente che il suo territorio allora era ben più esteso degli attuali confini del paese: comprendeva, oltre ad ALbizzate, gli attuali Castronno, Bodio, Gaggio, Bernate, Caidate, Casale Litta, Inarzo, Sumirago, Tordera, Caronno e Travaglino.

Toponomastica albizzatese del 1722

Contrada della costa Minarella; contrada di San Pietro; contrada della maggiolina (via Cavour); contrada dei Piotti (Via Solferino); contrada della croce (VIa Magenta); contrada della madonnina (Via Roma); contrada delle campagne del borgo (Via Campagna);
Vicolo del pozzo; isolino di San Pietro; corsia di San Alessandro (Via S. Alessandro e piazza IV novembre); discesa alla postale (VIa Matteotti);
cascina del dosso; cascina del bollino; cascina della bertolina; cascina della mora; cascina chinetti; cascina dei ronchetti; cascina di S. Maria della Valdarno; cascina Bonirola; cascina di Tarabara;
molino del Liesso; molino del gaggiotto;
starda del Pravaccio (Via C. Colombo);
roggia dell'Arno macinatore;
molinazzo;
fornace.